Tvn: lavoratori pronti a manifestare al Mise

I metalmeccanici organizzeranno un presidio entro il mese di novembre per far sentire la loro voce. Ieri l’assemblea in centrale. Casafina (Fiom): "La politica lavori al progetto alternativo"

enel civitavecchia

CIVITAVECCHIA – I lavoratori della centrale Enel di Torrevaldaliga nord alzano il tiro. Dopo gli scioperi e i presidi in città, fuori l’impianto e al porto, infatti, sono pronti a manifestare sotto il Ministero dello Sviluppo Economico. Per far sentire la propria voce. La voce di un territorio che chiede di essere ascoltato. E non insieme ad altre vertenze nazionali, seppur importanti e cruciali. Ma da soli. Perché la “vertenza Civitavecchia” deve essere affrontata in tutti i suoi aspetti, senza tralasciare nulla. Per evitare scenari che la città non vuole. È questo il pensiero che è emerso chiaro e deciso ieri mattina, nel corso dell’assemblea dei metalmeccanici organizzata dalla Fiom Cgil e dalla Uilm Uil nell’ambito della sciopero nazionale di due ore della categoria.
«Nell’immediato sono necessarie più manutenzioni e più sicurezza – ha spiegato il segretario della Fiom Giuseppe Casafina – e in prospettiva non sono accettabili impianti a gas che azzererebbero l’occupazione. La riconversione non può farsi sulla pelle di chi lavora. Vogliamo un progetto alternativo che metta in sicurezza i posti di lavoro: è ora che la politica a tutti i livelli inizi a discutere di questo». E proprio alla politica si appellano i sindacati ed i lavoratori, affinché si individui concretamente un progetto alternativo per Civitavecchia, per quel dopo-carbone che va gestito ora, e non subìto poi.
«Perché iniziare a costruire un impianto a gas – si è chiesto Casafina – se poi dopo c’è il baratro? Ecco quindi la necessità di un progetto alternativo che tuteli tutti i lavoratori potenzialmente a rischio; un progetto industriale e sostenibile, che tenga conto dei profili professionali. E l’assenza di discussione, tranne rare e preziose eccezioni nella politica locale, insieme alla disillusione per quanto avvenuto in passato, preoccupano i lavoratori della centrale e dell’indotto».
Rimane poi il problema delle manutenzioni, con le attività di fatto azzerate da mesi.
«Servono manutenzioni continue – hanno spiegato i sindacati – in aggiunta alle fermate ordinarie già programmate, come quella di novembre, per qualche settimana, e quelle più lunga di aprile, obbligatoria dopo dieci anni di attività. A parte questo, infatti, non ci sono particolari novità. Per rispondere alla crisi e alle esigenze di chi lavora c’è bisogno di investimenti industriali, ammortizzatori sociali e maggiori tutele per il futuro. E pretendiamo che il futuro dei lavoratori di Tvn – hanno concluso da Fiom e Uilm – passi attraverso una discussione pubblica e delle soluzioni condivise, perché Enel non può decidere per tutti».

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