L'efferato omicidio della novantenne per pochi euro

“Non ero lì. Non sono stato io!”. Nega tutto l’albanese indiziato numero uno

L’indiziato numero uno, respinge tutto il castello accusatorio contro di lui. Assistito dall'avvocato d’ufficio Andrea Romani, il ragazzo ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti e di fornire una propria versione dei fatti

Omicidio Tolfa

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“Non ero lì, ero in altri posti e non sono stato io”. Sergio Malaj si sarebbe difeso dalle accuse che gli vengono contestate.
Lui, l’indiziato numero uno, respinge tutto il castello accusatorio contro di lui. Assistito dall’avvocato d’ufficio Andrea Romani, il ragazzo ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti e di fornire una propria versione dei fatti.

E quella sarebbe infatti quanto dichiarato ai carabinieri e al sostituto procuratore Mirko Piloni nel corso dell’interrogatorio di ieri pomeriggio all’interno della caserma di via Antonio da Sangallo a Civitavecchia. Ha detto di non essere stato in quell’appartamento, di non essere entrato nella palazzina e, soprattutto, di non aver commesso lui quell’omicidio efferato. Nessuna confessione. Nessuna ammissione di colpa. Contro di lui, però, ci sarebbero alcune testimonianze di persone che lo avrebbero visto nei paraggi della palazzina, oltre agli indumenti ritrovati dai carabinieri all’interno della lavatrice del ragazzo.
«Il ragazzo ha deciso di fornire la sua versione – ha spiegato il legale, l’avvocato Romani – ci sono elementi a suo carico da chiarire». E intanto si terrà con molta probabilità nella giornata di domani la convalida del fermo.

Ma chi è Sergio Malaj? “Un bravo ragazzo di buona famiglia”. Tutti lo descrivono così il ventiquattrenne albanese residente a Tolfa, accusato di aver ucciso l’anziana maestra Diva Compagnucci.
Ai tempi della scuola, quando Malaj nell’anno 2010/2011 iniziò il percorso Elettronica ed elettrotecnica al Guglielmo Marconi di Civitavecchia, durante il primo anno, nella classe 1A Et, subì, poco dopo l’inizio delle lezioni, la prima sospensione causata da un notevole numero di note sul registro che descrivevano il ragazzo dal carattere un po’ troppo esuberante.

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