44 anni fa, la morte violenta di un grande: Pierpaolo Pasolini

Era Chia, nella Tuscia, il suo luogo dell’anima. La supplica alla madre

Era la notte fra il primo e il due novembre di quarantaquattro anni fa: il poeta, scrittore, regista, critico, ideologo Piepaolo Pasolini venne trovato morto in circostanze ancora non chiare

Nella vita di ogni artista c’è un luogo dell’anima, dove si trova un rifugio, un nido, una protezione. Per Pierpaolo Pasolini questo luogo era Chia, borgo della Tuscia circondato dai boschi e la sua torre. Lì trovava pace il suo io, spesso lacerato da contrasti interiori.
Oggi ricorre l’anniversario della sua morte.
Era la notte fra il primo e il due novembre di quarantaquattro anni fa: il poeta, scrittore, regista, critico, ideologo Piepaolo Pasolini venne trovato morto in circostanze ancora non chiare.

Cascate di Chia

La mattina del 2 Novembre 1975, Pasolini fu trovato sulla spiaggia deserta dell’Idroscalo di Ostia, da una passante alle 6:30 del mattino, massacrato di botte e investito più volte dalla sua stessa auto, un’Alfa Romeo 2000 GT.

Il primo a riconoscerlo fu l’attore e amico Ninetto Davoli. Ad essere accusato, in prima istanza, fu un ragazzo il cui nome è noto alla maggior parte degli italiani: Pino Pelosi. Il ragazzo diciassettenne fu subito preso in carico dalle forze dell’ordine e confessò di aver ucciso Pasolini perchè quest’ultimo era intenzionato a praticare un rapporto sessuale non consensuale.
Molti dubbi ci sono ancora sul delitto.

Pasolini abitava a Chia, da qualche anno in una costruzione medievale vicino a Fosso Castello.
Amava molto la Tuscia e sperava in uno sviluppo della zona. Girò nei pressi di Chia anche alcune scene del suo film “Il Vangelo secondo Matteo”.
A Chia, Pasolini ha lasciato un ottimo ricordo perchè era semplice e alla mano: andava spesso nelle case della gente, si intratteneva con tutti, era gentile e disponibile. Fece molto per il paese, creò una squadra di calcio per i più giovani, istituì un premio per chi lo abbelliva.

In questa giornata dedicata ai defunti, è bello ricordare la sua poesia

SUPPLICA A MIA MADRE (Da Poesia in forma di rosa)

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile.

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